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“senza titolo” in realtà ha un titolo, ma questo blog non era il posto a cui era destinato.
Ma alcune volte fai delle scelte che ti portano a dover rinunciare a qualcosa, degli errori o delle sottovalutazioni che cambiano un po’ tutto.
Quindi meglio qua che da nessun’altra parte.
Buona lettura.

“Non era bella.
Eppure c’era una luce dentro di lei che la rendeva così dannatamente erotica.
Era così difficile non innamorarsene.
Uno di quegli amori puri e violenti che non si fermavano alla superficialità della carne; ti faceva male, ardeva, bruciava dentro come sale su un taglio.
I suoi occhi erano come gli occhi di altre mille donne, né troppo esotici né troppo occidentali, né troppo grandi né troppo piccoli.
Ma quando ti guardava, o Dio, quando ti guardava ti sentivi così impotente che per dimostrarle la tua superiorità l’avresti voluta possedere.
Le sue labbra erano sempre nude e umide e così avide di baci.

Aveva denti piccoli e leggermente sporgenti, imperfetti ma adorabili. Li avresti voluti sentire sul collo insieme al suo dolce ansimare.
Sorrideva. Sorrideva sempre.
Non capivi da dove trovasse quella forza, quella voglia di vivere che quasi ti infastidiva.
Perché lei era così viva e tu senza il suo sorriso eri così morto dentro?
Giocherellava spesso con i capelli: erano il suo rifugio, la parte bella di lei.
O per lo meno diceva di pensare così. Pensava che senza quei folti capelli biondi non sarebbe stata nessuno.
Erano lunghi, le coprivano i piccoli seni e quando non portava vestiti le punte le accarezzavano i capezzoli. Questo la eccitava e vederla eccitata, eccitava anche chi le stava di fianco.
Sensuale nei movimenti, lasciava dietro di sé una scia di respiri intensi.
Era la sua pelle bianca a profumare, non i suoi abiti o le inutili fragranze che si ostinava a comprare.

Appena sveglia, quando ancora i suoi occhi non si erano abituati alla luce, si intravedevano piccole lentiggini attorno al naso che la facevano tornare bimba.
Aveva addosso quella serenità propria di chi si è appena innamorato.
Eppure non amava. Aveva dato così tanto all’amore che, a un certo punto, aveva deciso di riprendersi ciò che le apparteneva.
Questo non l’aveva trasformata in una persona fredda o cinica o disillusa; semplicemente era difficile che lei ricambiasse quello che tutti provavano per lei.
Non capiva come potesse piacere così tanto, non era bella.
Le sue gambe erano corte, i piedi leggermente più lunghi del normale e nonostante fosse magra qualcosa in lei le diceva che non era abbastanza.
Passava lunghi momenti solitari davanti allo specchio, ma non si sentiva né vanitosa né egocentrica; cercava di cogliere quel particolare che le era evidentemente sfuggito.
Talvolta mentre ti parlava, si accarezzava con le dita sottili e piccole e poi rideva ingenua nel vederti concitato, come se la colpa non fosse la sua.
In realtà si vergognava anche delle sue mani: nonostante sembrasse sempre così serena, qualcosa dentro la turbava e nello sfogo portava le dite alla bocca e si mordeva le unghie e la pelle fino a farne uscire il sangue.
Dove ci sono luci ci sono anche ombre e lei le portava dentro, nascondendole al resto del mondo.
Ogni tanto il suo sguardo era assente, anche durante un discorso che lei stessa aveva cominciato, come se tutto d’un tratto avesse perso l’interesse o semplicemente la voglia. Poi, come se nulla fosse, tornava a ridere.
Eravamo drogati di lei come i drogati dell’oppio lo sono dell’oppio, era la nostra estasi. Alcuni hanno pensato di essere la causa dei silenzi più lunghi, delle lacrime nascoste nella notte; di averle rubato tutta la luce, la vita che regalava.

Era così difficile non essere egoisti.
Aveva una luce dentro di lei che la rendeva così dannatamente erotica, era bellissima.”

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2 thoughts on “Senza Titolo

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