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Questa non è una favola come le alte.
Infatti è una short story.
Non vi ruberà molto tempo, ma tutti dicono di non avere tempo, quindi è impossibile rubarvelo.
O sba(di)glio?
Strano a volte come due lettere possano cambiare il senso di una parola. Sbagliare infatti non è noioso.
Eppure gli sbagli sono come gli sbadigli, uno tira l’altro.
In ogni caso, continuiamo con la nostra short story.
In una s’ala d’attesa di un dottore di provincia, i pazienti, tutti piegati sui loro telefoni cellulari, si stufarono di essere pazienti.
Iniziarono a ribellarsi, agitarsi, urlare, muoversi, correre in un lungo e in letargo (una corsa un po’ confusa)  tanto che il dottore uscì dal suo studio e per calmarli dovette improvvisarsi abile oratore.
Si schiarì la voce e prese la parola. La cosa gli piacque così tanto che decise di non restituirla e se la tenne tutta per sé.
Tutti provarono a dire qualcosa giusto per dare aria alla loro bocca, ma anche la bocca rimase a bocca asciutta non vedendo nessuna parola volare.
Il dottore tornò nel suo ufficio e chiuse la porta a chiave, d’altronde, in questo caos sono i dottori ad avere l’ultima parola.
Se vi chiedete se quelle persone hanno trovato un modo per tornare a parlare, non posso rispondervi.
Non le sento da un po’ di tempo.

Fine.
L’avevo detto che era una short story.
Quello che non avevo detto è che era senza senso.

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4 thoughts on “Storia di una blogger che si dimenticò come si scrive

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